Oggi, al rientro negli spogliatoi dopo l’allenamento, abbiamo avuto una sorpresa. Abbiamo trovato tutte le borse e i vestiti sotto le docce. Cioè mica tutte, l’unico fortunato ad avere la borsa sulla panca e bella asciutta era Giuliano.
Giuliano è un mio compagno di squadra che fa il portiere, ma non solo, a volte gioca anche fuori; sì, insomma, non ha ancora deciso che ruolo vuole fare, ma questo non è importante infatti nella nostra squadra non abbiamo i ruoli e poi tutti, a rotazione, giochiamo anche in porta.
Però a Giuliano piace soprattutto stare in porta, ma soprattutto gli piace far ridere: lui ci fa sempre ridere e anche il mister ride sempre quando lui fa le battute. Anche il suo soprannome fa ridere, lo chiamiamo “Cimice Donnarumma”. Lo abbiamo soprannominato così perché lui viene sempre agli allenamenti con la maglia di Donnarumma e poi perché gli piace imitare la cimice: si butta a terra di schiena e poi comincia a girare intorno muovendo gambe e braccia come fossero le ali e le zampe. La prima volta che l’ha fatto negli spogliatoi, il Mister si è messo a ridere e poi gli ha detto:
“Dai Cimice, ora usciamo e iniziamo l’allenamento”
“No, Mister io non sono Cimice, io sono Cimice Donnarumma”
E da quel giorno non lo chiamiamo più Giuliano, ma Cimice Donnarumma.
Ad ogni allenamento si inventa sempre qualcosa di divertente e ci fa ridere e il mister ci dice che è importante ridere ed essere felici; ci dice che all’allenamento bisogna venire sempre contenti e felici, e così anche alle partite, perché altrimenti non riusciamo a imparare e a giocare bene.
Il mister è convinto che, se quando giochiamo a calcio ci arrabbiamo o abbiamo paura di sbagliare e quindi non siamo sereni e felici, facciamo un sacco di errori e non impariamo bene. Continua a dircelo ma soprattutto continua a fare battute e non ci sgrida. Sì, anche se sbagliamo non ci sgrida e ci ha spiegato il perché. Lui dice che se ci sgridasse ad ogni errore, noi poi avremmo paura di fare le cose per paura della sgridata e allora non facendole non potremmo impararle. Me l’ha detto anche la mamma.
“Ascolta Enrico, se tu sbagli a fare una cosa, tipo un tiro, te ne accorgi, vero?”
“Beh, sì! Se faccio un tiro sbagliato lo vedono tutti!”
“Ecco, e tu volevi sbagliarlo o volevi farlo giusto?”
“Ma dai mamma, volevo farlo giusto!”
“Ecco, allora ti chiedo: è necessario sgridare un bambino perché sbaglia un tiro?”
“Beh sì, così poi magari poi lo fa meglio.”
“Ma per questo non serve sgridare, casomai serve spiegare e far riprovare, non credi?”
“Ma se uno non lo sgridi, continuerà a fare lo stesso errore, tipo Matteo che continua a scartare, il mister non lo sgrida, e lui continua a perdere la palla!”
“Probabilmente se lo sgridasse smetterebbe di perdere la palla perché smetterebbe di scartare, ma non lo farebbe perché ha imparato che è meglio fare una cosa piuttosto che un’altra, lo farebbe solo per paura della sgridata e non avrebbe imparato niente.”
“Sì, e intanto però perde sempre la palla!”
“Per imparare ci vuole tempo, pazienza, serenità e un mister che non ti sgrida, ma che ti stimola a riflettere su quello che fai e come lo fai. Vedrai che anche Matteo imparerà a gestire meglio questa cosa, per il bene suo e della squadra”

Eh già, la mamma e il mister la pensano allo stesso modo, anche per scuola, lei non mi sgrida mai se sbaglio i compiti o se prendo brutti voti; dice che i voti non le interessano proprio, a lei interessa che mi comporti bene e che impari, ma che impari per me, mica per i voti; a lei basta che mi impegni. E il mister uguale.
Ma io mi chiedo: se ci divertiamo e ridiamo, come possiamo anche impegnarci? Per impegnarsi bisogna essere seri!
“Chi l’ha detto, scusa? Guarda che impegno, serietà e divertimento possono stare tranquillamente insieme! Io a fare il mister mi diverto tantissimo, lo faccio seriamente e con impegno!”
“E poi c’è Giuliano! ”
A proposito di Giuliano! Come mai l’unica borsa asciutta era la sua?