Oggi abbiamo vinto, finalmente! Ogni tanto capita, e in campo c’erano anche Pietro (che non riesce neanche a fare un passaggio giusto) e Lorenzo (che non prende mai un pallone). Alla fine della partita il mister ha fatto i complimenti a tutti, ma mica perché abbiamo vinto. Ce li ha fatti perché ci siamo dimostrati una squadra vera e dicendo che, nonostante le partite perse fin’ora, agli allenamenti e alle partite ci siamo sempre tutti e soprattutto che siamo stati capaci di far giocare e far imparare anche ai bambini che fanno più fatica.
A dir la verità mica siamo stati noi a far giocare tutti i bambini: è stato lui. Quando fa la formazione e decide chi far andare in campo non ci chiede chi deve giocare e chi no: lo decide lui! Però un pochino ha ragione: in fondo anch’io penso sia giusto che giochino tutti; cioè, io vorrei vincere e allora sarebbe meglio se giocassimo solo noi forti, ma in fondo è giusto che tutti i bambini si divertano e siano felici, e uno è felice e si diverte se gioca, anche se perde. Magari poi se perdi ti dispiace e piangi, ma se hai giocato ti sei divertito lo stesso. E poi scusa, se vieni a giocare a calcio, lo sai che puoi vincere o perdere!
Lorenzo viene a giocare perché gli piace e anche se non è bravo a lui piace giocare, se restasse in panchina non credo proprio si divertirebbe, anche se vincessimo. E poi è il mio migliore amico e quindi io sono contento se gioca. Che poi, scusa, se uno non è bravo e non lo fai giocare, come farà a migliorare e imparare? Se gioca, invece, noi compagni di squadra possiamo aiutarlo e spiegargli come si fanno i passaggi e i tiri, come si mettono i piedi e il corpo, come si colpisce la palla; gli scartaggi, quelli no, quelli sono troppo difficili.
È come a scuola: se uno non riesce a fare bene le cose di scuola, tipo Matteo che non riesce a leggere e scrivere bene, e la maestra lo mette a fare lezione fuori dalla classe e non lo fa partecipare alle lezioni, non sarebbe giusto! Invece anche Matteo sta in classe e fa le cose che fanno tutti gli altri: la maestra lo aiuta un po’ di più perché altrimenti sarebbe in difficoltà, ma a parte questo poi fa tutto come noi.
Ecco, anche a calcio potrebbe essere così, cioè se uno fa fatica ma vuole giocare perché gli piace, credo sia giusto che giochi e che gli allenatori lo aiutino; anche i compagni dovrebbero aiutarlo. Noi infatti aiutiamo Pietro e Lorenzo, beh, mica tutti, Kevin non li aiuta, anzi fosse per lui starebbero fuori e non giocherebbero mai.

Mia mamma dice che quel che conta per noi bambini è divertirsi perché divertendosi si impara meglio e si è felici, e dice che per divertirsi è importante andare d’accordo, non litigare e stare bene insieme con gli altri. In effetti è vero, io sono felice quando gioco a calcio, ma se ci arrabbiamo e litighiamo tra di noi non sono felice e anche se sto giocando non sono felice. Come quella volta che in allenamento ho litigato con Filippo perché alla partitina finale mi prendeva in giro perché stavo perdendo, anche se stavo giocando non ero mica felice, e in più sbagliavo tutti i passaggi e i tiri. Alla fine abbiamo perso ed ero arrabbiato e triste, e non perché avevo perso, ma perché ero arrabbiato con Filippo.
Ricordo che il mister alla fine della partitina, nel cerchio finale per salutarci prima di andare negli spogliatoi, dopo aver chiesto cosa fosse successo e perché stavamo litigando, ci disse che in una vera squadra di calcio i compagni non litigano ma si rispettano l’un altro e si aiutano, solo in questo modo si può formare una vera squadra, imparare a giocare bene e anche a vincere; e poi ci ha obbligati a darci la mano e fare pace. La mano ce la siamo data, ma mica abbiamo fatto pace: in quel momento io ero troppo arrabbiato e non volevo farla. La pace vera l’abbiamo fatta all’allenamento dopo, perché ho fatto tutti i giochi in coppia con Filippo e anche nella partita finale eravamo in squadra insieme.
“Di sicuro il mister vi ha messi insieme apposta”
“Perché papà? Perché voleva che litigavamo ancora”
“No, il contrario, perché sapeva che giocando vi sareste rasserenati e sarebbe passato tutto definitivamente”.
Sì, forse è vero, in effetti poi giocando non ho più pensato alla litigata dell’allenamento precedente e pian piano siamo ridiventati amici come prima.
Il mio migliore amico però resta Lorenzo, anche se a giocare a calcio non è bravo. A me piace giocare a calcio, sono bravo e da grande farò il calciatore, ma non vuol mica dire che non posso essere amico e giocare insieme a un bambino meno bravo di me!